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Hogwarts, la fortezza nel mezzo di un anello di montagne. Inaccessibile agli indiscreti occhi dei babbani, cela tra le sue antiche torri un segreto che nessuno vorrebbe condividere.
Il cuore pulsante della gioventù magica e fortemente edonistica, come lo chiamano gli Inglesi.
Ma prima di essere una prestigiosissima scuola, è soprattutto una dimora per figli di redenti Death Eaters e quelli di antibabbani, per coraggiosi Half Blood e disonesti Pure Blood, per ricchi rampolli espulsi da Durmstrang e sgualdrine fuggite da Beuxbaton, per squattrinati Professori e indiscrete delegate del Ministro della Magia.
Ma se di giorno il ritmo delle lezioni e dei club sportivi scandiscono una vita all’apparenza normale, di notte la facciata perbenista crolla miseramente.
Circoli privati che inneggiano ai dettami del Lord Oscuro, torri fantasma trasformate in ritrovi sgangherati e pericolanti dove bere burrobirra importata illegalmente, sotterranei divenuti night per raccomandati e dormitori perennemente in competizione per ospitare il festino dell’anno.
Pochi gli studenti che pensano solo a sopravvivere, la maggior parte azzarda l’ascesa sociale, e non basta finire nella Casata giusta, ma mantenere i contatti giusti.
C’è Slytherin che vanta il maggior numero di abulici fanatici del sesso e della droga, poi Gryffindor che detiene il più grosso banco illegale di alcol e mercato nero di pozioni, ma c’è anche Hufflepuff che decanta la più invidiabile rete di llibratori del quidditch, ed infine Ravenclaw dove ogni scusa è buona per scadere nel pettegolezzo più profano.
I genitori più preoccupati fanno spiate al Ministero, il quale manda giovani e stronze delegate prive di esperienza, che si innamorano di assistenti Professori, i quali a loro volta se la fanno con studentesse poco più che maggiorenni.
Lo scandalo è sulla bocca di tutti, ma non viene urlato in cambio di mazzette e favori poco professionali.
Eppure, dietro quest’apparente oblio dei sensi, qualcuno in apparenza assoggettato, filtra il pettegolezzo, detta la moda e forgia guai a non finire. |

Non erano fantasmi, né persone in carne e ossa, lo vedeva. Assomigliavano più che altro al Riddle uscito dal diario tanti anni prima, che era memoria quasi solidificata. Meno concreti di corpi viventi, ma molto di più di fantasmi, venivano verso di lui, e su ciascun volto danzava lo stesso sorriso affettuoso. James era alto esattamente quanto lui. Indossava gli abiti nei quali era morto e aveva i capelli arruffati e gli occhiali un po' storti come quelli del signor Weasley. Sirius era alto e bello, molto più giovane di come Harry l'aveva conosciuto in vita. Avanzava con elegante disinvoltura, le mani in tasca e un sorriso in volto. Anche Lupin era più giovane, molto meno trasandato, e aveva i capelli più folti e più scuri. Sembrava felice di essere di nuovo in quel luogo familiare, teatro di tante avventure da adolescente. Il sorriso di Lily era il più largo. Avvicinandosi, spinse indietro i lunghi capelli, e gli occhi verdi, così simili a quelli di Harry, frugavano avidi il suo volto, come se non potesse mai saziarsi di guardarlo.
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